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Mutis e la sfortuna

“Non ho mai creduto in ciò che la gente chiama sfortuna, intesa come condizione stabilita dal fato senza che si possa avere ingerenza nel suo mutare o nel suo orientamento. Penso si tratti di un certo ordine, esteriore, estraneo a noi, che imprime un ritmo contrario alle nostre decisioni e ai nostri atti, ma che in nulla deve danneggiare le nostre relazioni con il mondo e le sue creature. Quando una di queste bufere infuria su di me, continuo a godere della compagnia dei miei amici di bar, della complicità delle amanti occasionali, del dialogo con le sagge e flemmatiche “madames” delle case d’appuntamento e a dividere con alcuni esperti e assai stimati amici, dispersi in diversi angoli del pianeta, la speculazione sul destino delle grandi dinastie d’occidente, segnato spesso da quelle unioni fatali per evidenti fini politici e che cambiano poi tutta la storia per diversi secoli.
A Puerto Rico, ad esempio,continuo a meditare con un carissimo e più che eminente storico, sulle conseguenze del matrimonio di Maria Di Borgogna con Massimiliano D’Austria.
Il perdersi in simili labirinti, che ai neofiti può sembrare un’ occupazione sterile, mi sembra molto più pratico e concreto che prendere a testate, come un capretto, le circostanze estranee a noi che congiurano per complicare il lato puramente utilitario della nostra vita che è, senza dubbio, il più irreale e inafferrabile, data la sua elementare e irrimediabile idiozia.”
(da “Ilona Arriva con La Pioggia”, Alvaro Mutis)