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Daniel Glattauer, La settima onda

Glattauer, La Settima Onda

“Che cosa mi manca, Leo ? – Tu (Già prima di sapere che esistevi).
Che cosa puoi fare per me, Leo ? – Esserci. Scrivermi. Leggermi. Pensarmi. Accarezzare il mio punto di contatto.
Che cosa voglio fare di te, Leo ? – Dipende dal momento. La maggior parte delle volte: averti in testa. Talvolta anche più giù.
Che cosa dovresti essere per me, Leo? – Domanda superflua, lo sei già.
Come dovrebbe andare avanti tra noi due, Leo ? – Come finora, in avanti.
Dovrebbe andare avanti ? – Assolutamente si.
E condurci dove ? _ Da nessuna parte. Andare avanti, e basta.”

Daniel Glattauer, La settima onda.

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Paolo Conte, La donna d’inverno

La Donna D’inverno

Perché d’inverno è meglio
la donna è tutta più segreta e sola
tutta più morbida e pelosa
e bianca afgana
algebrica e pensosa
dolce e squisita
è tutta un’altra cosa
chi vuole andare in gita
non sa non sa non sa

quando la neve attenua
tutti i rumori e in strada gli autocarri
non hanno più motore
questo è il tempo di lasciarsi sprofondare
nel medioevo delle sue frasi amare
dice non vuol peccare
però si sa lo fa

sto trafficando beato me
dentro un fruscio di taffettà
e mi domando in fondo se
mentre lei splende sul sofà
d’inverno d’inverno
non sia anche più intelligente

sì sì d’inverno è meglio
dopo è più facile dormire e andare
oltre i pensieri con un libro di Lucrezio
aperto tra le dita
così è la vita
tra una vestaglia e un mare
chi vuole andare in gita
non sa non sa non sa

 

 

 

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Frida Kahlo, Ti meriti un amore

Ti meriti un amore che ti voglia spettinata,
con tutte le ragioni che ti fanno alzare in fretta,
con tutti demoni che non ti lasciano dormire.

Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura,
in grado di mangiarsi il mondo
quando cammina accanto a te,
che senta che i tuoi abbracci sono
perfetti per la sua pelle.

Ti meriti un amore che voglia ballare con te,
che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi,
che non si annoi mai di leggere le tue espressioni.

Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti,
che ti appoggi quando fai il ridicolo,
che rispetti il tuo essere libero,
che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere.

Ti meriti un amore che ti spazi via le bugie
che ti porti l’illusione,
il caffè
e la poesia.

Frida Kahlo

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Celine e le donne

Quando uno ci pensa esistono due grandi generi di amichette, quelle che hanno le idee larghe e quelle che hanno ricevuto una buona educazione cattolica. Due modi per le poveracce di sentirsi superiori, due modi anche di eccitare gli inquieti e gli insaziabili, il genere dissipato e il genere maschietta.

Celine, Viaggio al termine della notte.

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Mutis e la sfortuna

“Non ho mai creduto in ciò che la gente chiama sfortuna, intesa come condizione stabilita dal fato senza che si possa avere ingerenza nel suo mutare o nel suo orientamento. Penso si tratti di un certo ordine, esteriore, estraneo a noi, che imprime un ritmo contrario alle nostre decisioni e ai nostri atti, ma che in nulla deve danneggiare le nostre relazioni con il mondo e le sue creature. Quando una di queste bufere infuria su di me, continuo a godere della compagnia dei miei amici di bar, della complicità delle amanti occasionali, del dialogo con le sagge e flemmatiche “madames” delle case d’appuntamento e a dividere con alcuni esperti e assai stimati amici, dispersi in diversi angoli del pianeta, la speculazione sul destino delle grandi dinastie d’occidente, segnato spesso da quelle unioni fatali per evidenti fini politici e che cambiano poi tutta la storia per diversi secoli.
A Puerto Rico, ad esempio,continuo a meditare con un carissimo e più che eminente storico, sulle conseguenze del matrimonio di Maria Di Borgogna con Massimiliano D’Austria.
Il perdersi in simili labirinti, che ai neofiti può sembrare un’ occupazione sterile, mi sembra molto più pratico e concreto che prendere a testate, come un capretto, le circostanze estranee a noi che congiurano per complicare il lato puramente utilitario della nostra vita che è, senza dubbio, il più irreale e inafferrabile, data la sua elementare e irrimediabile idiozia.”
(da “Ilona Arriva con La Pioggia”, Alvaro Mutis)

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l’arte è uno spazio da giocare !

Si chiamano NUMEN / FOR USE ed hanno un pallino: realizzare opere d’arte con mezzi inusuali quanto semplici. Ma non solo, le loro installazioni vanno usare più che guardate.

Avevo già notato la serie TAPE in un precedente articolo, ma le opere denominate NET mi sembrano quasi un perfezionamenti tecnico.

 

L’arte può essere spazio da toccare e giocare ?

Biografia ufficiale:

Numen/For Use is a Croatian-Austrian design collective working in the fields of scenography, industrial and spatial design and conceptual art.
The group first formed in 1998. as a collaborative effort of industrial designers Sven Jonke, Christoph Katzler and Nikola Radeljković under the banner For Use.
In 1999. they establish Numen as a collective identity covering all projects actualised outside the sphere of industrial design.
The group’s early enterprises are characterized by experiments with impersonal design and radical formal reduction, deeply rooted in the tradition of high modernism and mainly applied to various synergetic total-design projects in Croatia.
From 2004. onwards, after setting up a large scale site-specific project for the production of “Inferno” in the National Centre for Drama in Madrid, Numen/ For Use become intensely involved with scenography. Further realisations in theatres across Europe ensue.
Since 2008. the collective turns its focus towards configuring objects and concepts without a predefined function, an activity resulting in the more hybrid and experimental works such as the Numen-Light series and Tape Installation. 
Parallel to these publicly exposed ventures, the group wins several international awards for their accomplishments in the field of industrial and set design.